Questo sito racconta la prima edizione del Compasso di Latta, presentata in occasione del Salone Internazionale del Mobile (14/19 aprile 2010) presso Triennale Bovisa (Milano).
I workshop e la mostra, che si sono tenuti in Triennale Bovisa dal 14 aprile fino a fine maggio, sono nati da un'idea di Alessandro Guerriero e Riccardo Dalisi e sono stati promossi da NABA e Triennale Design Museum.
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Il compasso di latta - Milano, Napoli, Bangkok
Dalla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano a Napoli e ritorno

L’idea di un premio Compasso di latta si pone al di là di ogni riferimento al notissimo e prestigioso Compasso d’Oro e del ruolo che questo ha avuto nella storia del design internazionale.
Nel momento attuale di recessione e di conseguente mutamento di ogni prospettiva economica, sociale e culturale, il Compasso di Latta vuole porre l’accento sul bisogno rinnovato di invenzioni, di trovate, di progetti, di procedimenti e tecniche nel settore artigianale delle piccolissime serie, delle iniziative embrionali, organizzative, micro produttive con chiara finalità sociale, a volte anche alternative all’uso di procedimenti meccanici e nel settore industriale finalmente orientato alla sostenibilità. Si potrà anche sconfinare nella prassi produttiva altamente e scientificamente qualificata.
Ci si vuole anche caratterizzare come fattore dialogante complementare ai settori che da sempre hanno caratterizzato le invenzioni tipiche del design classico. In alcuni casi ci si potrà spingere verso motivi dialettici di confronto esplorando nuovi spazi di riflessione e di sperimentazione da mettere assieme, da considerare quali motivi di crescita del conoscere e del creare, anche nuove occasioni.
Nato a Milano presso la Naba, l’ispirazione ha radici napoletane nella pluriennale produzione, sperimentazione e progettazione legata a materiali poveri. Non ultimo l’apporto di prassi di animazione con bambini di varie estrazioni sociali, con artigiani provetti o improvvisati (si pensi alla Global Tools).
Ed ancora, altro punto di riflessione, di origine e di stimolazione è stata la frequente prassi di contaminazioni, di unioni bipolari tra mondi diversi, tra artigianato e industria, manualità-macchina, pensiero-azione.
Dalla contaminazione design-teatro, funzione-pura forma, arte-uso a partire dalla ricerca sulla caffettiera napoletana è ascrivibile il background del design ultrapoverissimo, elaborato da veri e propri indigenti, per approdare all’Opera buffa del design, alle numerose, piccole invenzioni legate alla manualità che possono riversarsi nell’uso di macchinari semplici fino alla automazione.
Dall’oggetto d’uso strettamente legato alla produzione industriale si è poi ampliato il discorso, l’esplorazione e la sperimentazione verso settori legati al decoro, al gadget, ai complementi più minuti.
Una segnalazione particolare, per esempio, tengo a rivolgerla alla “lampada teatrino” da me pensata negli anni ’80 e messa in mostra nella prestigiosa galleria d’arte internazionale di Lucio Amelio nel 1991.
Essa infatti esprimeva l’idea di unire il design al teatro. Le tre lampade esposte erano tutte uguali alludendo al prodotto industriale, mentre all’interno dello spazio scenico, definito da un semplice arco, vi erano sei figure danzanti diverse tra loro, un chiaro manufatto artigianale ed artistico.

Riccardo Dalisi


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